//Brain Rules: Il sonno che fa bene al cervello

Brain Rules: Il sonno che fa bene al cervello

Riposare correttamente è una cosa seria. Il sonno ricopre un’importanza fondamentale per le nostre funzioni cognitive. E non solo per quelle. Già, perché riposare male, o addirittura non dormire, può causare degli squilibri nel nostro cervello arrivando a minare funzioni del nostro corpo che potremmo definire basic, come ad esempio la destrezza manuale.

In questo episodio delle Brain Rules, probabilmente lo avete intuito, vi parleremo dell’importanza del sonno, di quanto influisca sul funzionamento del nostro cervello, fino a svelarvi che un giusto riposo vi potrà dare una bella mano nello studio, questa estate, nella preparazione al test d’ammissione.

Un esperimento che vi può far capire quanto sia importante dormire, è quello condotto da Randy Gardner, un ragazzo americano 17enne, che decise di partecipare ad un concorso con un progetto che prevedeva di non dormire per 11 giorni. Si, avete capito bene! Lo scopo era vedere quel che accadeva. L’esperimento destò molto clamore, tanto da spingere lo scienziato William Dement, di fatto il padre delle ricerche sul sonno, a studiare cosa avveniva nella mente del ragazzo durante quel lasso di tempo. Dopo cinque giorni senza dormire, Randy, aveva allucinazioni attive, era disorientato e paranoico. Negli ultimi quattro, arrivò a perdere alcune funzioni motorie fino ad articolare male il linguaggio.

Si tratta ovviamente di un caso limite, ma il sonno influenza per davvero il nostro cervello. Il cervello quando dormiamo è attivo. I momenti in cui riposa per davvero sono quelli del sonno non-REM, che però occupano soltanto il 20% del ciclo totale. Non è però così semplice capire di quanto riposo una persona possa necessitare. Il cervello si trova in un costante stato di tensione fra cellule e sostanze chimiche che cercano di farci addormentare (meccanismo omeostatico del sonno, o processo S) e cellule e altrettante sostanze chimiche che cercano di fare il contrario (sistema circadiano della veglia, o processo C). Le due “forze” lottano fra di loro. E più una cerca di prevalere sull’altra, più è facile che ceda. Tradotto, se cerchiamo di rimanere svegli il più a lungo possibile, prima o poi ci addormenteremo.

Molto dipende da persona a persona (come del resto quasi tutto nella vita). C’è chi si alza riposato, magari aprendo gli occhi prima che suoni la sveglia e riesce ad essere produttivo nella prima parte della giornata. Sono circa una persona su dieci e vengono identificati come cronotipi mattinieri. Dalla parte opposta troviamo i cronotipi serali, abituati ad andare a letto molto tardi, ad essere più produttivi nelle ore pomeridiane, se non addirittura la sera, e ad accumulare un ingente “debito” di sonno nella loro vita. Se pensate di avere scoperto che la popolazione umana si divide in due “categorie” di dormitori vi sbagliate. Cronotipi mattinieri e serali rappresentano all’incirca solo il 30% della popolazione. Il restante 70% tende ad avvicinarsi a una delle categorie senza però rientrarci totalmente.

A questo punto la domanda che viene spontanea è: bene, ma quindi quanto dovrei dormire? Una risposta univoca e uniforme non c’è. E’ estremamente soggettivo. Dormire troppo fa male, dormire troppo poco anche. La deprivazione del sonno, infatti, causa un deterioramento dell’attenzione, della capacità di ragionamento logico e dell’abilità del nostro organismo di “sfruttare” il cibo che mangiamo. E se vedete il riposino pomeridiano come un qualcosa da perdenti, beh, vi sbagliate. Perché se il bisogno di sonno è molto soggettivo, la spinta biologica del sonnellino pomeridiano è praticamente universale. E produce dei benefici.

  • Uno studio della Nasa ha mostrato che soltanto 26 minuti di riposo aumentavano del 34% le prestazioni dei piloti
  • Altri ricercatori provarono a riposare 30 minuti prima di stare svegli tutta la notte e notarono una riduzione significativa dei cali di prestazione

Se questi sono i benefici di un sonnellino, immaginate quelli di una notte. Il sonno migliora il nostro apprendimento, in particolare nell’imparare una procedura. Durante il sonno, nella fase a onde lente, il cervello ripete determinate esperienze diurne di apprendimento.

  • In uno studio venne proposto un problema di matematica ad alcuni studenti, ai quali venne fornita anche la spiegazione della soluzione. In realtà, però, si poteva passare anche per una scorciatoia. Una sorta di soluzione più semplice. I risultati mostrarono che lasciando passare 12 ore dalla preparazione iniziale, il 20% scopriva la scorciatoia. Se delle 12 ore, 8 erano di sonno, alla soluzione più breve ci arrivava il 60% degli studenti.
  • Un altra ricerca mostrò che se uno studente con medie voti molto alte provava a dormire meno rispetto alle consuete 7 ore di ogni notte infrasettimanale, aggiungendo circa 40 minuti a notte nel week end, la sua media diminuiva.

Oltre ad aver liberato da stereotipo il sonnellino pomeridiano, vi abbiamo fornito qualche utile indicazione sul riposo, su come gestirlo e su come sfruttare al meglio il sonno in relazione allo studio. Quindi, questa estate, quando vi starete preparando per il test, cercate di avere un riposo costante nella durata e negli orari.

E se qualcosa proprio non vi entra in testa, provate a dormirci su. Probabilmente vi aiuterà!

Scritto da |2019-04-05T18:21:44+00:008 aprile, 2019|Consigli per lo Studio|0 Commenti

Autore:

Jacopo Mattei
Sono entrato a far parte della famiglia di Testbusters nel 2017. Mi occupo del blog Testnews e delle notizie riguardanti il test del nostro sito.

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