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Brain Rules: Vediamo con il cervello

La vista domina tutti gli altri sensi. La vista è lo strumento migliore per apprendere.

Studiare su testi e riassunti, con un tempo “x” a disposizione, produce dei buoni o cattivi risultati (dipende da voi), ma studiare le medesime cose, con il medesimo tempo, con l’ausilio di immagini e schemi ne produrrà di migliori.

Statene certi!

In questo nuovo episodio delle “Brain Rules” tratteremo il tema della vista: di come funziona, di quali implicazioni ha sul nostro cervello e di come impostare un metodo di studio, per l’appunto, basato il più possibile sull’apprendimento visuale, che vi potrà dare una grossa mano in vista del test di settembre.

Ora, prima di parlarvi del triangolo vista-apprendimento-studio, cerchiamo brevemente di capire come funzionano i meccanismi della visione.

Non osserviamo attraverso gli occhi ma vediamo con il cervello. Questo concetto vi potrà sembrare un po’ strano, ma tecnicamente è così.

Quando guardiamo qualcosa, la luce entra nell’occhio, viene curvata dalla cornea, viaggia fino alle lenti, dove viene focalizzata, e colpisce la retina (uno strato formato da un gruppo di neuroni situati nel retro dell’occhio). La collisione genera segnali elettrici che giungono fino alle profondità del cervello viaggiando lungo il nervo ottico.
A questo punto il cervello interpreta l’informazione elettrica grazie alla quale infine noi vediamo.

Come avete letto si tratta di un processo piuttosto complicato e ciò che osserviamo, ovvero la rappresentazione della realtà che ne deriva, non è affidabile al 100%.

È come se di fatto l’esperienza che abbiamo dell’ambiente visivo che ci circonda, fosse una sorta di opinione su ciò che il nostro cervello pensa che ci sia lì fuori.

In realtà è doveroso fare una precisazione: prima di inviare qualunque “cosa” al cervello, sembra che la retina elabori in maniera rapida i segnali elettrici. Questi vengono infatti interpretati da cellule nervose all’interno della retina stessa che li assemblano in tracce. Ogni traccia (nella retina ce ne possono essere fino a dodici) corrisponde ad una “parte” di ciò che stiamo osservando.

Le tracce, tramite il nervo ottico, giungono al talamo (la struttura che funge da centro di smistamento per la maggior parte dei sensi), per poi viaggiare lungo correnti neurali fino a sfociare in una zona interna del lobo occipitale denominata “corteccia visiva“. Ora il cervello può riassemblare le informazioni: le analisi prodotte verrano inviate ai centri cerebrali superiori, i quali le si occuperanno di integrarle a livelli sempre più sofisticati.

Le informazioni si scindono in due grossi flussi neurali di dati:

  • la via ventrale, che riconosce forma e colori di un oggetto
  • la via dorsale, che identifica la collocazione dell’oggetto nel campo visivo e il suo eventuale movimento

Le regioni associative integrano i segnali elettrici smembrati e noi, finalmente, vediamo qualcosa.

Bene, dopo questa non brevissima premessa su come funziona la vista, ora possiamo darvi qualche consiglio su come prepararvi al meglio per affrontare il test di ammissione!

Uno dei modi migliori per misurare la dominanza della visione è parlarvi degli effetti che ha sull’apprendimento.

Come dicevamo all’inizio, la vista è il migliore strumento per apprendere.
Testi e immagini, parlando di apprendimento, però, seguono regole differenti.

Vediamone qualcuna:

  • Più l’input diventa visivo, più è probabile che venga riconosciuto e ricordato: si tratta di un fenomeno che prende il nome di “effetto di dominanza dell’immagine” o PSE (pictorial superiority effect). Per questa ragione nei libri di Testbusters, noi che siamo grandi avanguardisti, cerchiamo sempre di sottoporre informazioni e dati al lettore con l’utilizzo di schemi e immagini. Poco convinti? Test eseguiti anni fa mostrarono che le persone ricordavano oltre 2500 immagini con una precisione intorno al 90% parecchi giorni dopo averle viste. E l’esposizione dell’immagine era di circa 10 secondi. Un anno più tardi, quelle stesse persone, ricordavano quanto visto con una precisione del 63%.
    Coincidenze? Io non credo.
  • Differentemente le presentazioni orali hanno efficacia minore: di un’informazione presentata oralmente, dopo 72 ore, se ne ricorda circa il 10%. Se alla presentazione aggiungiamo un’immagine, la percentuale sale a quota 65.
  • Il testo scritto, invece, ha un’efficacia decisamente bassa: una delle ragioni sta nel fatto che il cervello vede le parole come tante piccole figure. Perché, ricordatevelo: per la nostra corteccia cerebrale le parole non esistono! L’immagine è quindi un meccanismo di trasferimento di informazioni più efficace rispetto al testo. E, inoltre, richiede uno sforzo minore.
  • L’immagine cattura maggiore attenzione: è stato effettuato uno studio con l’impiego della tecnologia eye tracking a infrarossi, in grado di rilevare i movimenti oculari grazie al quale è stato verificato l’effetto iniziale delle immagini sull’attenzione. Il campione era costituito da 3600 consumatori a cui sono state sottoposte 1363 pubblicità a stampa. Cosa venne osservato? Che l’informazione illustrata, indipendentemente dalle sue dimensioni, era superiore nel catturare l’attenzione degli individui.

Quindi possiamo affermare con certezza che la ritenzione dell’informazione è maggiore se appresa e studiata attraverso l’ausilio di immagini o schemi. Se prendiamo in considerazione la lista di ormoni che trovate qui sotto (vedi immagine 1), sarà più opportuno studiarla tramite un’immagine illustrata (immagine 2).

Vi abbiamo parlato dell’inefficacia del testo, ma in realtà qualche differenza esiste anche qui: infatti è più efficace un testo concreto, come una narrazione o una descrizione (immagine 3), rispetto ad uno astratto (come ad esempio un trattato).

Take-home message: utilizzate meno testi e più immagini!

Immagine 1

Brain rules immagine elenco ormoni

Immagine 2

Brain rules immagine ormoni e ghiandole

Immagine 3

Brain rules immagine vs testo
Scritto da |2019-06-05T17:48:39+02:005 giugno, 2019|Consigli per lo Studio|0 Commenti

Autore:

Sono entrato a far parte della famiglia di Testbusters nel 2017. Mi occupo del blog Testnews e delle notizie riguardanti il test del nostro sito.

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