//Imat, cos’è e perchè provarlo

Imat, cos’è e perchè provarlo

Anche quest’anno, con l’avvicinarsi del test di medicina, migliaia di ragazzi cominciano a porsi la stessa fatidica domanda: “Cosa posso fare se dovesse andar male?”.

I piani B possibili sono molti, ma per chi conosce l’inglese, esiste un’ulteriore via (via che per alcuni potrebbe anche rappresentare il piano A): l’IMAT.

IMAT (International Medical Admission Test) è il test di ammissione per corsi di medicina in inglese delle università pubbliche. E’ generalmente preparato dal Cambridge Assessment, la stessa organizzazione che ha preparato il test di medicina in lingua italiana dal 2013 al 2015 ed i test Humanitas, e si terrà il 12 settembre.

Il test IMAT segue gli stessi meccanismi del normale test di medicina, sia per quanto riguarda il processo di iscrizione che per la graduatoria. Anche qui infatti si ha una graduatoria nazionale, che però è separata da quella di medicina ed odontoiatria.

Le sedi per cui è possibile competere per questo test sono:

  • l’Universià degli Studi di Bari
  • l’Università degli studi di Bologna
  • l’Università degli studi di Messina
  • l’Università degli studi di Milano
  • l’Università degli studi di Milano Bicocca (la sede Imat è a Bergamo)
  • l’Università degli studi di Napoli “Federico II”
  • la seconda Università degli studi di Napoli “Luigi Vanvitelli”
  • l’Università degli studi di Pavia
  • l’Università degli Studi di Roma Sapienza
  • l’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”
  • l’Università degli studi di Siena (solo per odontoiatria)
  • l’Università degli studi di Torino

Provare questo test permette di accedere ad una graduatoria parallela a quella di medicina ed odontoiatria, e quindi di competere per dei posti in più. Nel 2018 i posti disponibili in tutta Italia erano circa 414, per sapere quelli di quest’anno però bisogna ancora aspettare l’uscita del bando.

Per quanto riguarda la struttura della prova in sé, a meno di stravolgimenti dell’ultimo minuto, l’IMAT è molto simile al test in italiano: 20 domande di logica, 2 di cultura generale, 18 di biologia, 12 di chimica e 8 di matematica e fisica.
Come già accennato però c’è una differenza fondamentale: tutte le domande sono di tipo Cambridge. Per farsi un’idea rapida ed efficace di cosa questo voglia dire è sufficiente prendere il test IMAT dell’anno passato e confrontarlo con la sua controparte italiana.

Perché un aspirante studente di medicina dovrebbe voler provare anche questo test?

Innanzi tutto il corso IMAT è un vero e proprio corso di medicina, col valore aggiunto di essere tenuto inglese e di presentare un ambiente internazionale.

E’ vero che i posti disponibili sono pochi e che riuscire ad ottenerne uno può sembrare impossibile, ma la graduatoria IMAT ha una caratteristica particolare che bilancia, almeno un poco, questo aspetto: grazie al fatto che molti provano questo test solo come piano B, la graduatoria ha un tasso di rinuncia incredibilmente elevato e scorre molto (quest’anno, per esempio, è scorsa di più di 600 posizioni; più dei posti effettivamente disponibili).

E’ possibile che, data la “semplicità” del test di medicina, molti studenti decisi a provare l’IMAT come piano B, si preparino solo su quiz non Cambridge. Questo è un gravissimo errore, come già detto in precedenza, le domande IMAT sono molto diverse da quelle dell’attuale test in italiano.
Esserne a conoscenza però vi permetterà di partire con una buona misura di vantaggio su chiunque non tenga a mente questo semplice fatto.

Lo studio per l’IMAT può essere affiancato a quello per il test Medicina. Le basi teoriche richieste sono fondamentalmente le stesse, ed i quiz Cambridge (non solo quelli in inglese, ma anche quelli dei vecchi test di medicina), essendo in linea di massima più difficili delle loro controparti ministeriali, possono essere un buon allenamento anche per chi ha come obiettivo principale studiare in italiano.

Non serve nessun tipo di certificazione del livello di inglese (o per lo meno così è stato fino ad ora), chiunque può tentare il test.

Perché non provarci allora?

Scritto da |2019-04-03T16:28:37+00:0026 marzo, 2019|Orientamento|0 Commenti
Alessandro Andreello
Nato a Milano nel 1996, ma cresciuto in una sconosciuta periferia dell'interland. Alcolista anonimo per professione, dalla quarta liceo ho iniziato a sviluppare anche un certo interesse, seppur minore, per la medicina. Attualmente sono studente del Polo Centrale dell'Unimi, e faccio parte del team di Biologia di Testbusters.