//La X che fa la differenza

La X che fa la differenza

Rispondere o non rispondere?

È il dubbio amletico che attanaglia tutti gli studenti che affrontano una prova a crocette, soprattutto se questa è la prova di ammissione alla facoltà dei propri sogni.

Gli studenti italiani si trovano ad avere sempre più spesso a che fare con domande multiple choice in ogni ambito della loro vita: dai compiti in classe al liceo, all’esame di teoria per la patente, fino al test di ammissione a tanti corsi di laurea come ad esempio medicina, odontoiatria, veterinaria e professioni sanitarie.

I quiz a risposta multipla nascono con l’intento di poter valutare oggettivamente i candidati in base alle proprie conoscenze e alle loro abilità logiche, ma c’è anche un insieme di fattori secondari che possono fare la differenza. Questi fattori cambiano di test in test e dipendono dalle regole del gioco. Tra questi c’è la capacità di gestire il tempo, l’ansia, le procedure burocratiche e soprattutto le domande per cui non si è sicuri della risposta da spuntare con una decisa X.

Per esempio, se in un test non c’è la penalità per la risposta errata, ossia se si ricevono 0 punti sia per una risposta errata che per una risposta non data, è fuori discussione che occorra tentare la fortuna e rispondere sperando di beccare la risposta esatta. Che succede quando invece la penalità per la risposta errata c’è (come nei test dell’area sanitaria)? In questo caso dobbiamo affidarci a qualche numero: molto dipende infatti dal punteggio minimo per l’eventuale accesso, poi, in graduatoria e dal numero di risposte che riusciamo a escludere.

Per farvi meglio comprendere quello che intendiamo con “affidarsi a qualche numero” la cosa migliore da fare è prendere ad esempio i punteggi minimi dei test del 2015 (ancora era Cambridge) e dei test dal 2016 in poi (era post Cambridge).
Nel 2015, per il test di medicina e odontoiatria, infatti, il punteggio minimo per ottenere un posto fu di circa 30 punti, mentre dal 2016 in poi, con qualche lieve variazione da anno in anno, la soglia si è sempre aggirata dai 50 punti in su.

Perché questa differenza fra le due tipologie di test è così importante? Perché ci permette di comprendere che se mediamente nel 2015 era di fondamentale importanza non sbagliare e affidarsi alle risposte di cui si era certi, per i test dell’era post Cambridge la priorità era ottenere un punteggio altissimo a costo di commettere qualche errore e avere quindi la capacità di rispondere anche a quei quesiti che lasciano qualche perplessità.

Nell’attesa di scoprire se la modalità del test 2019 rispecchierà quella degli anni passati, ci affidiamo alla statistica: la tabella qui sopra ci mostra cosa succederebbe se rispondessimo a tutte e 60 le domande del test in modo assolutamente casuale, escludendo prima 0, poi 1, 2, 3 e 4 delle 5 risposte possibili.

Ovviamente se rispondessimo totalmente a random alle 60 domande, senza escludere nessuna opzione, il nostro punteggio finale risulterebbe negativo. Ma si può comunque notare come ci sia già un guadagno dovendo scegliere tra 4 e non più fra 5 possibili opzioni, ovvero escludendo una delle risposte che ci sembra improbabile. Quando le opzioni escluse diventano due è consigliabile rispondere se ci sono tante altre domande con le stesse condizioni e se i quesiti di cui si è completamente certi non risultano abbastanza per ottenere un punteggio sufficiente per passare il test. Tuttavia, queste due situazioni presentano ancora dei rischi non indifferenti ed è comprensibile che qualcuno sia portato ad agire con più prudenza.

Tutt’altro, invece, accade escludendo tre opzioni e dovendo quindi scegliere tra due possibili risposte: la situazione sarebbe decisamente positiva in ogni caso, in quanto il 50-50 è una probabilità molto favorevole.

La mente umana, con l’intento di proteggerci, ci porta a ricordare lucidamente gli eventi negativi. Nel caso dei test a risposta multipla, è molto frequente ricordarsi di quella famosa domanda di cui non eravamo sicuri e che, con la solita iella che ci ritroviamo, abbiamo sbagliato. Ciò non avviene perché siamo davvero iellati, ma perché ci ricordiamo molto meglio di quando va male, mentre è molto più piacevole convincersi del fatto che le risposte azzeccate in un 50-50 siano effettivamente il frutto della nostra preparazione.

La statistica invece parla in modo molto chiaro: nel momento del dubbio, per quelle domande di cui si conosce l’argomento ma per le quali non si è certi di una risposta, bisogna trovare il coraggio di farsi guidare dal proprio intuito e segnare una crocetta che potrebbe rivelarsi decisiva.

Per quanto possa non piacere…la statistica ha sempre ragione! Lanciatevi!

In bocca al lupo!

Scritto da |2019-08-06T12:10:47+02:0012 agosto, 2019|Analisi & Opinioni|0 Commenti

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Venuto al mondo a Costantinopoli 4 lustri fa, Milanese d'adozione da 3. Credo nella peer education e in tanto altro. Dopo il liceo sogno Medicina e incrocio Testbusters sulla mia strada. Secchione incallito, faccio parte del team di Biologia.

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