È una sorta di déjà-vu: ogni anno in autunno, da diversi anni a questa parte, spunta fuori questa notizia.

Ogni anno, da diversi anni a questa parte, in autunno, il test di ammissione alle facoltà di Medicina, Odontoiatria e Veterinaria viene indicato come ABOLITO con tanto di titoloni annessi ad annunciare il cambiamento epocale dell’anno, di ogni anno, da diversi anni a questa parte.
Però come il tenace calabrone, che secondo “la scienza” non dovrebbe riuscire a volare ma lui non lo sa e vola lo stesso (per la cronaca, è solo una leggenda), il test ogni anno alla fine rimane lì dov’è.

Il test di Medicina NON è stato abolito.
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza anche questa volta.

È stata presentata una riforma da parte del M5S, ora al vaglio della Commissione Cultura e Istruzione alla Camera (quindi non ancora in vigore ma in fase di discussione) che prevede, per farla breve, più che l’abolizione del test lo spostamento dello stesso alla fine del primo anno di università (il già discusso “metodo alla francese” insomma).

La riforma prevederebbe anche il potenziamento, già a partire dal terzo anno di superiori, delle attività di orientamento attraverso la somministrazione di un corso online gratuito della durata di 100 ore, attraverso cui gli studenti potranno autovalutare le proprie capacità e capire se la carriera medica fa per loro.
Frequentando tutto il corso e ottenuto il relativo attestato di partecipazione, si avrebbe diritto ad accedere al primo anno di università che dovrebbe prevedere solo lezioni teoriche e sarebbe comune per le facoltà di Medicina, Odontoiatria, Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, Farmacia, Biologia e Biotecnologia.

Alla fine di questo primo anno sarebbe previsto un test (non meglio specificato) per accedere al secondo anno di Medicina nelle diverse facoltà, secondo preferenze e graduatorie di merito, al quale si potrebbe partecipare solo raggiungendo un numero minimo di crediti agli esami. In caso contrario, e in caso di mancato superamento del test, i crediti accumulati sarebbero validi per proseguire il percorso nelle altre facoltà biomediche.
Non è chiaro a cosa si riferisca la “soglia” indicata in alcuni articoli ma pare assomigliare molto a quella attuale: una soglia minima di punteggio sotto la quale non si rientra nemmeno nella graduatoria di merito con preferenze. In ogni caso nella proposta di legge non si evince nulla a riguardo. Il problema è complesso e lo stesso Manuel Tuzi, il deputato che sta lavorando alla proposta, ipotizza la riforma a partire dal 2021, rendendosi conto della grande mole di implicazioni da valutare e tenere in considerazione

Inoltre, la riforma dovrebbe toccare in parte anche le specializzazioni con due o tre test all’anno, invece di un unico test annuale in vigore, e gli ultimi due anni di specializzazione “ibridi”, con contratti di formazione/lavoro a carico delle Regioni e il coinvolgimento degli ospedali del territorio.
Queste manovre dovrebbero far risparmiare fondi al ministero che verranno investiti in ulteriori borse, ma basteranno a risolvere il vero problema di tutta la questione rappresentato dall’imbuto formativo? Le strutture esistenti, allo stato attuale, possono accogliere l’enorme mole di studenti interessati ad iscriversi alle facoltà mediche e scientifiche?

Come ogni anno, da studenti ed ex studenti delle facoltà mediche, ci auguriamo che tutte queste iniziative possano servire effettivamente ad aumentare il livello della qualità didattica e dell’intero percorso di quanti sognano una carriera in ambito medico.